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Giorgio Grossi

Giorgio Grossi

Amministratore (giorgio.grossi00@gmail.com)

Avvocato, già tirocinante ex art. 73 d.l. n. 69/2013 presso la Sezione Specializzata in materia d’Impresa del Tribunale di Milano. Cultore della materia presso la cattedra di Diritto Commerciale dell’Università Cattolica di Milano, presso la quale ha conseguito la laurea in Giurisprudenza con il massimo dei voti e la lode. Autore di vari articoli in materia di diritto commerciale per il Sole24Ore e Giuffrè. Co-amministratore del portale “Giurisprudenza delle Imprese”.

27 settembre 2017

Diritto d’ispezione del socio di s.r.l. sulla documentazione della s.p.a. controllata

Ai sensi dell’art. 2476 co. 2 c.c., i poteri di ispezione del socio non amministratore di s.r.l. sui “documenti relativi all’amministrazione della società” devono avere ad oggetto tutta la documentazione ragionevolmente necessaria ovvero in concreto esaminata […]

21 luglio 2017

Impugnazione della delibera assembleare di s.r.l. per vizi nella convocazione ad opera dei soci

Il primo comma dell’art. 2479 c.c. abilita qualsiasi socio che detenga almeno un terzo del capitale sociale a convocare un’assemblea perché si pronunci su argomenti ritenuti rilevanti, anche in difetto di inerzia dell’organo amministrativo nella convocazione di assemblea sul punto; rimane purtuttavia il dovere del socio […]

19 gennaio 2017

Azione di responsabilità degli amministratori e sequestro conservativo

La domanda proposta dal socio di una s.r.l. al fine di far valere la responsabilità dell’ex amministratore della società e ottenere il risarcimento ex art. 2476 c.c. è volta pacificamente a far valere una responsabilità di natura contrattuale, in quanto […]

25 novembre 2016

Incompetenza del giudice civile a conoscere le richieste di sequestro conservativo formulate dalla parte civile costituita in un procedimento penale

Spetta alla competenza esclusiva del giudice penale la pronuncia sul sequestro conservativo proposto da chi si sia già costituito parte civile nel processo penale, rientrando tale ipotesi nell’eccezione espressamente prevista […]

26 settembre 2016

Diritto di consultazione della documentazione sociale del comproprietario di quota di srl

Il diritto del socio di s.r.l. a consultare la documentazione sociale è un diritto prettamente individuale, a tutela del diritto del singolo socio e della società  ad una corretta amministrazione; ne deriva che, in caso di comproprietà della partecipazione societaria, il diritto in esame può essere esercitato dal singolo comproprietario anche in assenza di un rappresentante comune, in virtù del fatto che il diritto di vigilare sull’amministrazione mediante l’esame della documentazione contabile, in quanto consustanziale alla qualità di socio e finalizzata alla tutela sia individuale che collettiva, deve ritenersi sussistente a prescindere dall’entità e dalla “qualità” della partecipazione societaria e, quindi, anche in caso di proprietà comunitaria della quota.

15 settembre 2016

Opponibilità al curatore fallimentare della clausola compromissoria e del lodo arbitrale intervenuto in tema di responsabilità sociale degli amministratori

Il curatore fallimentare che esercita l’azione di responsabilità ai sensi dell’art. 146 l.f. propone al contempo sia l’azione sociale ex art. 2393 c.c., sia quella dei creditori sociali ex art. 2394 c.c., azioni che si cumulano inscindibilmente, pur restando ciascuna assoggettata al regime che ad essa è proprio. Ne deriva che, ove la società e gli amministratori abbiano compromesso in arbitri ogni controversia attenente alla responsabilità di questi ultimi, la clausola compromissoria e l’eventuale lodo arbitrale sono opponibili anche al curatore del sopravvenuto fallimento, seppur limitatamente all’azione sociale di responsabilità svolta ex art. 146 l.f..

[…]

3 agosto 2016

Carenza di interesse ad agire a seguito di mancata impugnazione di delibera assembleare

L’impugnazione della delibera assembleare rappresenta l’unico mezzo idoneo a rimuovere gli effetti delle deliberazioni illegittime, sicché, ove tale rimedio non sia esperito, gli effetti prodotti dalla delibera devono ritenersi stabili e intangibili. Ne deriva che l’accertamento dell’illegittimità di un atto presupposto non può travolgere gli effetti di una successiva delibera non impugnata e, quindi, la relativa domanda deve essere rigettata per difetto di interesse ad agire (nella specie, il Tribunale ha rigettato per carenza di interesse ad agire la domanda di un socio volta a far accertare il corretto esercizio del proprio diritto di opzione e la conseguente illegittimità dell’aumento di capitale sottoscritto da terzi, ritenendo che l’accoglimento della domanda non avrebbe portato alcuna utilità all’attore, che aveva comunque perduto la propria partecipazione azionaria a seguito di una successiva operazione di azzeramento e ricostituzione del capitale sociale sopravvenuta in corso di giudizio, approvata dall’assemblea dei soci senza la partecipazione dell’attore e senza che questi avesse impugnato la relativa delibera).

 

5 luglio 2016

Litisconsorzio necessario della srl nell’azione di responsabilità svolta dal singolo socio nei confronti degli amministratori

Nella società a responsabilità limitata, il singolo socio è legittimato, giusta l’art. 2476 comma 3 c.c., ad esercitare come sostituto processuale l’azione di responsabilità spettante alla società, nei cui confronti, pertanto, deve essere integrato il contraddittorio quale litisconsorte necessaria; ne deriva che l’omessa integrazione del contraddittorio, in violazione dell’ordine del Giudice, comporta, in caso di espressa eccezione, l’estinzione del giudizio ex art. 307 comma 3 c.p.c. e, in difetto di tale eccezione, l’improcedibilità dell’azione proposta.

5 luglio 2016

Azione di responsabilità sociale verso amministratore di società cooperativa e autonomia dei rapporti lavoristici e associativi in capo al socio

Nelle società cooperative la cessazione del rapporto di lavoro in capo al socio non determina l’automatica estinzione del rapporto associativo, posto che i due rapporti sono distinti tra loro e possono dirsi  pregiudiziali solo nei casi espressamente previsti dalla legge (recesso, esclusione e morte) e dallo statuto.

[…]

13 giugno 2016

Condizioni di applicabilità dell’art. 2467 c.c. ai finanziamenti erogati da soci

La regola della postergazione del finanziamento-soci di cui all’art. 2467 c.c. si applica anche al di fuori di una fase di formale liquidazione della società, purchè vi sia uno stato di sostanziale insolvenza che giustifichi l’anticipazione della tutela del terzi creditori rispetto a quella dei soci finanziatori. […]

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27 luglio 2017

Azione sociale di responsabilità per specifiche condotte di mala gestio e in conflitto di interessi: questioni preliminari e di merito.

Non si configura la nullità della comparsa di riassunzione per omesso inserimento  dell’invito a comparire di cui all’art. 125, co.1 n.5, disp. att. c.p.c., nonché dell’indicazione delle domande specificamente rivolte dai convenuti nei confronti della terza chiamata, in quanto l’art. 125, disp. att. c.p.c., non fa alcun espresso rinvio all’art. 164 c.p.c., né prevede alcuna specifica sanzione di nullità a fronte della mancanza di qualcuno degli elementi indicati dal medesimo art. 125 disp. att. c.p.c., per cui l’eventuale giudizio di nullità potrebbe conseguire solo nell’ipotesi di inidoneità dell’atto al raggiungimento dello scopo suo proprio.  In tal senso,  l’atto di riassunzione del processo non dà inizio ad un nuovo procedimento, ma ha solo la funzione di consentire la prosecuzione di quello già pendente, con la conseguenza che, al fine di una corretta valutazione della sua validità, il giudice di merito deve apprezzare l’intero contenuto dell’atto come notificato, onde verificarne la concreta idoneità a consentire la ripresa del processo ed in particolare se contenga tutti gli elementi necessari alla identificazione della causa e delle ragioni della precedente sospensione. Pertanto, venendo in rilievo la pura e semplice “riassunzione” di un procedimento unitario già avviato, non vi è motivo di predicare l’esigenza di una pluralità di iniziative di riassunzione da parte di ciascuno dei soggetti che nella fase precedente la sospensione abbiano svolto domande nei confronti di altri e proprio in tal senso risulta la disciplina positiva che fa sempre ed esclusivamente riferimento ad un unico atto destinato a valere indistintamente nei confronti di tutte le parti in giudizio (dunque anche nei confronti dei terzi chiamati a seguito di riassunzione notificata dall’attore e a prescindere da ogni ulteriore iniziativa dei convenuti chiamanti).

Al di fuori di qualsiasi pretesa di integrazione degli elementi costitutivi della domanda ab origine prospettata ovvero della pretesa risarcitoria in concreto esercitata è ammissibile aggiungere al titolo di responsabilità principale ex artt. 2392-2393 c.c., invocato da principio, anche quello della responsabilità aquiliana al fine di ottenere integrale ristoro del pregiudizio sofferto pure laddove una parte del pregiudizio dovesse ritenersi riconducibile a condotte tenute e/o ad atti compiuti dai convenuti al di fuori dei confini del loro mandato gestorio.

In tema di prova per testimoni, l’amministratore di una società è incapace a testimoniare soltanto nel processo in cui rappresenti la società medesima, non potendo assumere contemporaneamente la posizione di parte e di teste, ovvero se nella causa abbia un interesse attuale e concreto, che potrebbe legittimare la partecipazione al giudizio, e non già meramente ipotetico, quale quello relativo ad una sua eventuale responsabilità verso la società (Cfr. Cass. 14987/12).

Nell’ordinamento processuale vigente manca una norma di chiusura sulla tassatività dei mezzi di prova, sicché il giudice, potendo porre a base del proprio convincimento anche prove cd. atipiche, è legittimato ad avvalersi delle risultanze derivanti dagli atti delle indagini preliminari svolte in sede penale, così come delle dichiarazioni verbalizzate dagli organi di polizia giudiziaria in sede di sommarie informazioni testimoniali (Cfr. Cass. 1593/17).

Il giudice civile può utilizzare come fonte del proprio convincimento le prove raccolte in un giudizio penale, già definito, ancorché con sentenza di non doversi procedere per intervenuta prescrizione, ponendo a base delle proprie conclusioni gli elementi di fatto già acquisiti con le garanzie di legge in quella sede e sottoponendoli al proprio vaglio critico, mediante il confronto con gli elementi probatori emersi nel giudizio civile; a tal fine, egli non è tenuto a disporre la previa acquisizione degli atti del procedimento penale e ad esaminarne il contenuto, qualora, per la formazione di un razionale convincimento, ritenga sufficiente le risultanze della sola sentenza (Cfr. Cass. 22200/10).

Va rigettata, alla luce della espressa previsione dell’art. 1227, co. 2, c.c., la richiesta risarcitoria volta ad ottenere una somma di danaro pari alle maggiori imposte versate e al minor credito maturato nei confronti dell’erario in relazione delle minori perdite fiscali dichiarate a fronte del “rigonfiamento” del magazzino,  quando al momento dell’emersione dell’ammanco di magazzino – dopo l’allontanamento degli amministratori convenuti –  gli attuali amministratori in carica sarebbero stati in termini per presentare la dichiarazione  per il relativo periodo di imposta  e comunque per la presentazione di eventuale dichiarazione integrativa a correzione di precedenti “errori od omissioni che abbiano determinato l’indicazione di un maggior reddito” (ex art. 2 D.P.R. 22.07.98 n.322). In effetti, ove gli amministratori attualmente in carica avessero agito secondo principi di ordinaria diligenza, sarebbero stati pienamente in condizione di onorare gli obblighi fiscali, su di loro indiscutibilmente gravanti, di corretta presentazione della situazione reddituale della società, secondo condotta (nella specie addirittura dovuta ex lege) pienamente idonea ad evitare le conseguenze pregiudizievoli lamentate.

L’accertamento di un preciso interesse proprio degli amministratori nella individuazione dei partners commerciali e quindi nella definizione dei relativi rapporti negoziali fa emergere in maniera inequivocabile la violazione da parte degli stessi dei fondamentali doveri (quali espressamente previsti ex art. 2391, co.1, c.c.) di precisa informazione al resto del CdA di una tale tela di rapporti ed anzi di necessaria astensione dalla conclusione a propria firma dei contratti. Proprio l’inadempimento a tali doveri e dunque più in generale la mancanza in origine di una compiuta illustrazione dell’interesse proprio della società nella definizione dei rapporti negoziali con le parti correlate rendono ancora più pregnanti gli oneri di deduzione e di prova che gravano sugli amministratori convenuti.

E’ astrattamente fondata in diritto la domanda della società attrice volta ad ottenere la restituzione degli emolumenti corrisposti agli amministratori, la quale deve essere ragionevolmente intesa come ulteriore pretesa propriamente “risarcitoria” in relazione a costi (gli emolumenti in oggetto) assunti dalla società per adempimenti (la corretta gestione degli affari sociali) in tesi di parte interamente non assolti ed anzi posti in essere in aperto e doloso contrasto con gli interessi della società, che avrebbe così subito ulteriore ed assolutamente ingiustificato aggravio patrimoniale corrispondente alla totalità degli emolumenti corrisposti agli amministratori infedeli.

Le spese sostenute dalla società attrice per l’accertamento delle responsabilità degli amministratori convenuti, sebbene documentate per quanto attiene ai rapporti con i terzi destinatari delle somme e necessitate dalle gravi infedeltà degli amministratori in questione, risultano tuttavia discutibili per l’entità degli importi  concordati e corrisposti, che certamente non possono essere automaticamente riversati sugli amministratori convenuti senza adeguata giustificazione. Si ritiene pertanto legittimo procedere ad una valutazione del dovuto di carattere equitativo (nella specie pari al 25% delle somme indicate dalla società attrice).

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Daniela Russo

Collaboratrice

Avvocato del Foro di Milano, laureata in giurisprudenza a pieni voti presso l’Università degli Studi di Parma e abilitata all’esercizio della professione forense presso la Corte d’Appello di...(continua)

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