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20 dicembre 2016

Esclusione del socio accomandante preposto alla cura della contabilità e divieto di immistione

È illegittima la delibera con cui viene escluso un socio accomandante, incaricato dagli accomandatari alla gestione della contabilità: (i) per non aver fornito a questi la situazione contabile, laddove lo stesso accomandante provi di esser stato impossibilitato alla redazione di detta situazione per mancanza di tutta la documentazione necessaria che gli accomandatari si sono rifiutati di trasmettere; (ii) per aver presentato istanza di liquidazione in tribunale ai sensi dell’art. 2275 c.c., dopo aver segnalato agli accomandatari la presenza di gravi perdite imputabili ai medesimi, protagonisti di sistematici ed ingenti indebiti prelievi, anche penalmente rilevanti, e responsabili di aver, tra l’altro, riconosciuto, ai danni della società amministrata, compensi “fuori busta”, con ciò causando gravi irregolarità contabili, fiscali e previdenziali. Infatti, l’assunzione della qualità di socio e l’obbligo di buona fede nell’adempimento delle obbligazioni, che discendono dal contratto di società, non comportano la preventiva rinuncia del socio ad avvalersi dei suoi diritti e facoltà, anche derivanti da rapporti estranei al contratto sociale, ogni qual volta essi possano in ipotesi rivelarsi lesivi dell’interesse della società; pertanto, l’esercizio di tali facoltà e diritti, ove non sia allegato l’abuso del diritto, non può fondare l’azione di esclusione del socio stesso dalla società (Cass., n. 29776 del 2008).

L’esclusione dell’accomandante è illegittima qualora abbia costituito in fatto una strategia dei soci accomandatari volta a perpetuare le condotte delittuose e le gravi irregolarità commesse dagli stessi sino all’instaurazione del giudizio.

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gabriele.scaglia

Notaio con sede in Triuggio (MB) e operante in tutta la Lombardia. Dottorando presso la Scuola di Dottorato "Impresa, lavoro e Istituzioni" dell'Università Cattolica di Milano (curriculum diritto societario).(continua)

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