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3 luglio 2017

In tema di restituzione di quote a seguito della nullità dell’atto traslativo: il principio di indifferenza tra bene quota e ammontare del capitale sociale

La quota di s.r.l. è bene mobile immateriale e in quanto tale oggetto unitario di diritti, dotato di valore patrimoniale oggettivo (così anche Cass., n. 22361 del 2009; Cass., n. 6957 del 2000; Cass., n. 5494 del 1999). Tra quest’insieme di diritti e doveri non si rinviene né la titolarità di una parte del patrimonio sociale, né il diritto alla distribuzione di una sua porzione, se non del residuo all’esito della liquidazione; la quota è un bene “astratto” rispetto al patrimonio sociale e quest’ultimo è un bene “mediato” rispetto alla quota. Ne consegue che, fatte salve eventuali eccezioni previste contrattualmente o per legge, vige un principio di indifferenza rispetto alle vicende traslative delle partecipazioni societarie della diversa consistenza che nel tempo assume il patrimonio della società cui le quote afferiscono.

In particolare, in ragione della estraneità dell’ammontare del patrimonio netto della società alle componenti del bene quota, deve escludersi che la sua diminuzione possa essere qualificata in termini di “deterioramento” della quota stessa, con conseguente non applicabilità della  disciplina di cui all’art. 2037, co. 2 e ss. c.c., ovvero (e in particolare) non pare che il bene “quota” possa definirsi “deteriorato” per effetto della variazione negativa di valore del patrimonio sociale. Con riferimento ai beni immateriali, infatti, il deterioramento potrebbe consistere solo in una sopravvenuta diversa condizione o configurazione o disciplina giuridica che incidesse sul suo valore (es.: aumento di capitale che ha determinato una diluizione o quota di controllo che ha perso tale “status”).

Lo stesso principio vale anche in tema di restituzione di quote a seguito della declaratoria di nullità dell’atto traslativo.

 

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