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24 giugno 2017

Tutela cautelare e ipotesi di abuso del diritto di usufrutto su azioni

Nello specifico caso di deliberazione assembleare adottata con il voto dell’usufruttuario in ipotesi viziato, in quanto espressione di abuso, normalmente attribuito (salvo convenzione contraria) il diritto di voto all’usufruttuario (cfr. art. 2352 c.c.), costui deve esercitarlo in modo da non ledere gli interessi del socio nudo proprietario e, nell’ipotesi di violazione dei doveri discendenti dalla disciplina propria dell’usufrutto, l’unico rimedio esperibile in favore del nudo proprietario è il risarcimento del danno, senza che possa essere riconosciuto a quest’ultimo un potere di impugnazione per l’annullamento della deliberazione e senza che possa essere fatto valere un ipotetico vizio nella formazione della volontà dell’assemblea e questo anche nel caso in cui il voto dell’usufruttuario fosse risultato decisivo.

 

Con riguardo alle sentenze costitutive (quale è quella con cui viene dichiarata la decadenza dall’usufrutto per abuso e conseguentemente estinto il diritto stesso) tradizionalmente si esclude la tutela anticipatoria in ordine all’effetto costitutivo di sentenze di tale natura, ossia destinate alla modifica della realtà giuridica; infatti -si sostiene- si avrebbe tout court l’anticipazione del merito (estinzione del diritto), mentre non potrebbe essere tutelabile anticipatamente una situazione giuridica (pieno diritto di proprietà a seguito di estinzione del diritto di usufrutto) non ancora esistente al momento della proposizione della domanda cautelare e quindi prima ancora della sentenza di merito. Ciò impone di verificare se, anche nel caso di una sentenza di natura costitutiva, sia possibile l’anticipazione, in termini provvisori, non già dell’effetto modificativo della realtà giuridica e cioè del prevedibile contenuto della sentenza, quanto invece di alcuni degli effetti di tale sentenza. L’inibitoria al voto, richiesta con portata generale o con riguardo alla successiva assemblea, sarebbe astrattamente ammissibile, in quanto risulta soddisfatto il requisito della residualità ed in quanto non è giuridicamente incompatibile con la natura della prospettata futura sentenza di merito ex art. 1015, 1° comma, c.c.. La stessa conclusione non pare invece ipotizzabile con riferimento ai rimedi d’urgenza di cui al secondo comma dell’art. 1015 c.c.; infatti si è in presenza di rimedi cautelari tipici, finalizzati a tutelare anticipatamente il nudo proprietario da abusi non così gravi da giustificare la sanzione massima dell’estinzione del diritto di usufrutto.

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