7 Gennaio 2019

Azione di responsabilità esercitata dal curatore

Ai fini della prescrizione dell’azione sociale di responsabilità verso gli amministratori trova applicazione il periodo di sospensione previsto dall’art. 2491 n. 7.

La prescrizione dell’azione di responsabilità attivata dai creditori inizia a decorrere nel momento in cui si manifesta l’insufficienza patrimoniale.

Le lettere di messa in mora inviate dal curatore agli ex amministratori della società hanno effetti interruttivi della prescrizione.

L’amministratore, in presenza di un deficit patrimoniale non risolto neanche dagli apporti finanziari dei soci, ha il preciso obbligo di gestire la società con criteri non di continuità aziendale, ma al solo fine di conservare l’integrità e il valore del patrimonio sociale, in ossequio al disposto dagli articoli 2484 e 2486 c.c. Tale obbligo non viene meno neanche in presenza di un patto parasociale contenente l’impegno di alcuni ex soci di ripianare le perdite, posto che questo non è opponibile alla società, ma rileva solo nei rapporti fra paciscenti.

In presenza di situazioni di illecita prosecuzione dell’attività di impresa caratterizzata da innumerevoli nuove operazioni e di conseguente difficoltà di ricostruire ex post il risultato netto (costi/ricavi) di singole operazioni non conservative, è possibile procedere alla determinazione del danno mediante il criterio (presuntivo ed equitativo) della c.d. differenza dei netti patrimoniali, che consiste nella comparazione dei patrimoni netti (determinati secondo criteri di liquidazione previa, se del caso, rettifica delle voci di bilancio scorrette) registrati alla data della (doverosa) percezione del verificarsi della causa di scioglimento da parte degli organi sociali e alla data di messa in liquidazione della società (o di fallimento della stessa); il danno in termini di “perdita incrementale netta”, infatti, consente di apprezzare in via sintetica ma plausibile l’effettiva diminuzione subita dal patrimonio della società (dunque il danno per la società e per i creditori) per effetto della ritardata liquidazione. Alle somme così calcolate, tuttavia, deve essere operata una riduzione, non potendosi porre a carico degli amministratori le spese che comunque la società avrebbe sostenuto qualora fosse stata posta tempestivamente in liquidazione e che può essere ricavata in via equitativa.

L’art. 1304 c.c., comma 1, secondo cui la transazione fatta dal creditore con uno dei debitori solidali giova agli altri che dichiarino di volerne profittare, si riferisce soltanto alla transazione stipulata per l’intero debito solidale e non è quindi applicabile quando la transazione è limitata al solo rapporto interno del debitore che la stipula.

La transazione pro quota è tesa a determinare lo scioglimento della solidarietà passiva rispetto al debitore che vi aderisce e, tenuto conto del fatto che essa non può né condurre ad un incasso superiore rispetto all’ammontare complessivo del credito originario, né determinare un aggravamento della posizione dei condebitori rimasti ad essa estranei, neppure in vista del successivo regresso nei rapporti interni, è giocoforza pervenire alla conclusione che il debito residuo dei debitori non transigenti è destinato a ridursi in misura corrispondente all’ammontare di quanto pagato dal condebitore che ha transatto solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito. In caso contrario, se cioè il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al transigente, il debito residuo che resta tuttora a carico solidale degli altri obbligati dovrà essere necessariamente ridotto (non già di un ammontare pari a quanto pagato, bensì) in misura proporzionale alla quota di chi ha transatto, giacché altrimenti la transazione provocherebbe un ingiustificato aggravamento per soggetti rimasti ad essa estranei.

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Chiara Presciani

Laurea in giurisprudenza con 110 e lode presso l'Università degli studi di Bergamo Dottorato di ricerca in Diritto Commerciale (XXIX ciclo) presso l'Università degli studi di Brescia. Avvocato iscritto all'Ordine di...(continua)

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