12 febbraio 2013

Criteri di quantificazione del danno provocato dagli amministratori che dissimulino una perdita idonea ad erodere l’intero capitale sociale

Il danno cagionato dagli amministratori che dissimulino una perdita tale da azzerare il capitale sociale, provocando l’insolvenza della società, non può essere quantificato in base alla semplice differenza tra l’esposizione debitoria al momento in cui l’illecito è commesso e l’esposizione debitoria accertata in sede fallimentare. Ciò in quanto l’incremento dei debiti sociali deriva da un numero imprecisato di operazioni che non hanno nulla a che fare con l’illecita dissimulazione operata degli amministratori. (Nel caso di specie si gli amministratori avevano proceduto alla capitalizzazione di costi di impianto che avrebbero invece dovuto essere contabilizzati nel conto economico del bilancio d’esercizio).

Il danno di cui sopra non può neanche essere calcolato in base alla differenza tra il summenzionato incremento dell’esposizione debitoria e l’incremento dell’attivo patrimoniale (intervenuto nel medesimo periodo), trattandosi di grandezze del tutto disomogenee.

In tal caso, il danno imputabile agli amministratori deriva dall’incremento del saldo passivo del patrimonio netto, dovuto alla illegittima prosecuzione dell’attività nonostante l’intervento di una causa di scioglimento.

 

Chiara Presciani

Laurea in giurisprudenza con 110 e lode presso l'Università degli studi di Bergamo Dottorato di ricerca in Diritto Commerciale (XXIX ciclo) presso l'Università degli studi di Brescia. Avvocato iscritto all'Ordine di...(continua)

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