30 Gennaio 2018

Eccezione di arbitrato irrituale nell’azione per il pagamento del prezzo di trasferimento di una quota di s.r.l.

L’eccezione di compromesso rituale è assoggettata al medesimo regime previsto per quella di incompetenza, che deve essere eccepita dalla parte interessata, a pena di decadenza e conseguente radicamento presso il giudice adito del potere di decidere in ordine alla domanda proposta, nella comparsa di risposta e nel termine fissato dall’art. 166 c.p.c.

Diversamente, per la natura “contrattuale” dell’arbitrato irrituale, l’eccezione di compromesso in tal caso non può dar luogo a una questione di competenza, bensì di proponibilità della domanda; si concretizza in una eccezione sostanziale, attinente al merito, riservata comunque alla parte, la quale può rinunciarvi, implicitamente o esplicitamente, ovvero, in alternativa, proporla, nei termini generalmente stabiliti per le eccezioni in senso stretto, ex art. 183 c.p.c. Ne deriva che la questione con la quale si prospetti la non riconducibilità della controversia nell’ambito di quelle contemplate dalla clausola compromissoria attiene al merito e non involge una questione di giurisdizione che, se proposta, deve essere dichiarata inammissibile

In coerenza con la tuttora diversa natura giuridica che connota l’arbitrato irrituale rispetto a quello rituale, data dall’intrinseca natura negoziale e non giudiziale del primo, non si applica ad esso l’art. 819 ter, di talché non deve e non può essere fissato alcun termine per la riassunzione del giudizio avanti l’arbitro irrituale.

L’esistenza di una clausola compromissoria non esclude la competenza del giudice ordinario ad emettere un decreto ingiuntivo (atteso che la disciplina del procedimento arbitrale non contempla la remissione di provvedimenti inaudita altera parte), ma impone a quest’ultimo, in caso di successiva opposizione fondata sull’esistenza della detta clausola, la declaratoria di nullità del decreto opposto e la contestuale remissione della controversia al giudizio degli arbitri.

Lo statuto può considerarsi prevedere la compromissione in arbitri, fra le cause genericamente indicate come afferenti all’ambito dei diritti disponibili relativi al rapporto sociale, anche quelle per il pagamento del prezzo della vendita delle quote sociali da parte dei soci.

 

 

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Marco Verbano

Laureatosi col massimo dei voti e la lode in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Padova nel 2011 (tesi di diritto civile su "Il danno da intese anticoncorrenziali", relatore il Prof. Stefano Delle...(continua)

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