28 Novembre 2017

Cause di esclusione del socio di s.r.l. ed impugnazione delle relative delibere assembleari. Carenza di specifica indicazione nell’ordine del giorno dell’autorizzazione alla vendita del compendio immobiliare della società ed invalidità della relativa delibera

L’instaurazione del contenzioso per la pronuncia di declaratoria di invalidità della delibera di esclusione, che tuttavia sia successivamente revocata, determina la cessazione della materia del contendere relativamente alla domanda in oggetto: la delibera successiva, infatti, costituisce un “evento sopravvenuto” idoneo a far venir meno, in termini oggettivi, la necessità di una pronuncia giudiziale sulle istanze di annullamento delle predette delibere di esclusione.

Nel caso di esclusione per giusta causa nella s.r.l., l’art. 2473 bis c.c. richiede espressamente che nello statuto o nell’atto costitutivo siano indicate in maniera specifica le condotte “colpevoli” o, anche, i fatti ed eventi non imputabili ma riferibili alla persona del socio che, in quanto impeditivi della prosecuzione del rapporto sociale, possano rilevare quale “giusta causa di esclusione”: in mancanza, deve assolutamente escludersi la possibilità di addivenire all’esclusione del socio per giusta causa, non potendosi ritenere applicabili in via analogica le disposizioni dettate con riferimento alle società di persone.

Ai sensi dell’art. 2436 c.c., inoltre, si ricava che non solo la delibera di modifica dello statuto sociale (nella specie: ai fini di introdurre specifiche cause di esclusione per giusta causa) diviene efficace esclusivamente dopo la relativa iscrizione nel Registro delle Imprese, ma anche che la medesima delibera è destinata a divenire definitivamente inefficace laddove il Notaio non ritenga di dar corso alla iscrizione e gli amministratori, nonostante il rifiuto opposto dal Notaio medesimo, nel successivo termine di giorni trenta non si attivino convocando nuova assemblea per l’adozione degli opportuni provvedimenti (volti evidentemente alla rimozione delle cause e dei vizi che abbiano indotto il Notaio a non richiedere l’iscrizione della modifica statutaria), ovvero proponendo ricorso al Tribunale per la cd. omologa, a norma del terzo e quarto comma del medesimo art. 2436 c.c..

Infine, deve ritenersi invalida la  delibera assembleare con la quale l’amministratore unico sia stato autorizzato preventivamente alla vendita del compendio immobiliare di proprietà sociale, qualora tale delibera consegua ad un punto dell’ordine del giorno genericamente rubricato “varie ed eventuali” e quindi non sia stata specificamente indicata e non presupponga preventiva ed adeguata informazione a riguardo.

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Pietro Acerbi

Avvocato del Foro di Milano, Master in Diritto societario presso Il Sole 24 ore - Milano, autore di diverse pubblicazioni in ambito giuridico (tra cui il Manuale delle società di capitali e cooperative - Dike...(continua)

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