21 maggio 2015

Fallimento e interruzione automatica del processo ex art. 43 l.fall.

L’art. 43 co. 3 l.fall.  configura l’interruzione del processo quale conseguenza “automatica” della dichiarazione di fallimento di una delle parti, così elidendo, per lo specifico caso di interruzione rappresentato dal fallimento, la disciplina generale disegnata dall’art. 300 c.p.c. quanto alla rilevanza endoprocessuale dell’evento interruttivo solo a seguito di dichiarazione in udienza ovvero di notifica alle altre parti ad opera del difensore costituito. Tuttavia, secondo una lettura costituzionalmente orientata dell’art. 305 c.p.c. il termine trimestrale per la riassunzione del processo decorre dalla data della legale conoscenza che dell’evento interruttivo ha avuto la parte interessata alla prosecuzione.

Il dies a quo per la riassunzione del processo interrottosi a seguito del fallimento di una delle parti non può essere individuato sic et simpliciter nella data di iscrizione della sentenza dichiarativa del fallimento nel Registro delle imprese ex art. 16 co. 2 l.fall., pena un permanente onere di consultazione del Registro delle imprese in capo ad ogni parte processuale, inconciliabile con il precetto costituzionale di “giusto processo”. Tale data, piuttosto, coincide con quella in cui l’evento interruttivo del fallimento sia stato portato a conoscenza della parte interessata a mezzo di dichiarazione in udienza ovvero di atto notificato, salva la facoltà della parte controinteressata di dimostrare che la conoscenza in forma legale dell’evento (la quale per la curatela fallimentare si estende anche alla conoscenza della pendenza del processo) si è verificata antecedentemente alla dichiarazione in giudizio dell’evento medesimo (nella specie il dies a quo è stato individuato sulla base della data della visura prodotta in giudizio).

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Giorgio Grossi

Giorgio Grossi

Amministratore (giorgio.grossi00@gmail.com)

Avvocato, già tirocinante ex art. 73 d.l. n. 69/2013 presso la Sezione Specializzata in materia d'Impresa del Tribunale di Milano. Cultore della materia presso la cattedra di Diritto Commerciale dell'Università...(continua)

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