1 dicembre 2017

Responsabilità degli amministratori e dei sindaci di s.r.l. nel fallimento; postergazione di finanziamenti soci erogati in situazione emergenziale; decadenza dei sindaci.

Nell’azione del curatore fallimentare contro gli amministratori ex art. 146 l. fall. confluiscono tanto l’azione sociale di responsabilità ex art. 2392 ss. c.c., di natura contrattuale, quanto l’azione di responsabilità spettante ai creditori ex art. 2394 c.c., di natura extracontrattuale.

Quando appaia ragionevole supporre che l’amministratore, in ottica prudenziale, avrebbe dovuto considerare certa la possibilità di una soccombenza nel processo tributario, è doverosa l’appostazione in bilancio di una passività pari alle imposte recuperande, maggiorate delle sanzioni e ridotte di 1/3, per la possibilità di definire la controversia sino alla prima udienza.

Nella determinazione, in sede fallimentare, del danno cagionato dagli amministratori, non può farsi ricorso al criterio della differenza fra attivo e passivo quando non vi sia assoluta inattendibilità delle scritture contabili. Sono anomalie tipiche di una contabilità connotata da diffusa e grave inattendibilità (che giustificherebbe il ricorso al criterio della differenza fra attivo e passivo in bilancio nella determinazione del danno cagionato dagli amministratori) la presenza di immobilizzazioni contabilizzate e non riscontrate, l’anomalo andamento dei conti cassa, discrepanze tra le risultanze degli estratti conto e i dati contabili, la presenza di costi sproporzionati e non inerenti rispetto al volume di affari. Viceversa non giustificano il ricorso al criterio in discorso contestazioni su singole e ben individuate operazioni contabili, che non si siano riflettute su altre appostazioni nel conto economico.

Quando risulti che il blocco anticipato delle attività, attuato in ottemperanza ad obblighi di legge effettivamente violati, avrebbe consentito il contenimento del deficit patrimoniale che, di converso, è stato incrementato per effetto della prosecuzione della gestione caratteristica, è possibile ricorrere, per la determinazione, in sede fallimentare, del danno cagionato dagli amministratori, al criterio equitativo della differenza fra i netti patrimoniali o della perdita incrementale.

La circostanza che alcuni finanziamenti siano stati effettuati dai soci, in favore della società, per fronteggiare esigenze urgenti e sopperire all’impossibilità di operare mediante rapporti bancari, a seguito della revoca di tutte le linee di credito, conferma l’impossibilità della società stessa di esercitare normalmente la propria attività, e dunque la necessità di ricorrere a conferimenti di capitale, con la conseguenza che i finanziamenti sono postergabili ex art. 2467 c.c.

Perché possa imputarsi ai sindaci l’inadempimento degli obblighi di vigilanza ex art. 2407 comma 2 c.c. non occorre individuare specifici comportamenti che si pongano in violazione dello stesso, essendo sufficiente che essi non abbiano rilevato una macroscopica violazione o comunque non abbiano reagito di fronte ad atti di dubbia legittimità e regolarità, segnalando all’assemblea le irregolarità riscontrate o denunciando i fatti al Pubblico Ministero ex art. 2409 c.c.

La decadenza sanzionatoria dei sindaci per ripetuta assenza ingiustificata alle sedute del Collegio sindacale e del Consiglio di amministrazione ex 2404 e 2405 c.c., richiedendo la verifica dell’insussistenza di una valida causa di giustificazione, non può operare senza un accertamento assembleare (salve spontanee dimissioni dei sindaci stessi). In ciò, essa si distingue dalla decadenza ordinaria ex art. 2399 c.c., che opera invece automaticamente.

Marco Verbano

Laureatosi col massimo dei voti e la lode in Giurisprudenza presso l'Università degli Studi di Padova nel 2011 (tesi di diritto civile su "Il danno da intese anticoncorrenziali", relatore il Prof. Stefano Delle...(continua)

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