17 Luglio 2020

L’antigiuridicità di un comportamento anticoncorrenziale non può essere disgiunta dalla valutazione delle conseguenze prodotte dal danno che tale condotta ha cagionato

Una controversia avente ad oggetto la violazione di un patto di non concorrenza incluso in un SPA deve ritenersi di competenza delle Sezioni Specializzate, dovendo rientrare tra quelle relative “al trasferimento delle partecipazioni sociali o ad ogni altro negozio avente ad oggetto le partecipazioni sociali o i diritti inerenti”, che l’art. 3 comma 1 lett. b) del d. lgs. 27 giugno 2003 n. 168 rimette alla competenza delle sezioni specializzate.

Il danno derivante dal compimento di atti concorrenziali illeciti (siano essi tali per la violazione della clausola generale di cui all’art. 2598 c.c. ovvero di uno specifico patto negoziale) non può mai ritenersi in re ipsa bensì, quale conseguenza diversa e ulteriore rispetto alla violazione, richiede di essere autonomamente provato secondo i principi generali in materia risarcitoria (cfr. Cass. n. 7306/2009 e, più recentemente, Cass. n. 25921/2015).

Da ciò consegue la necessità della prova quantomeno presuntiva sia dell’eventus damni che delle sue conseguenze pregiudizievoli (patrimoniali e non), dedotte in causa, nella sfera giuridica del preteso danneggiato.

Per un accesso veloce a questo contenuto
usa lo shortlink:
https://bit.ly/3ruE6G2
Avatar

Tommaso Carcaterra

Laureato presso l'Università degli Studi di Milano. Praticante avvocato presso il dipartimento Corporate M&A dello studio legale Gatti Pavesi Bianchi Ludovici.(continua)

oppure usa questo QR code:
Scan the QR Code