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2 luglio 2013

Caduta nel regime di comunione legale dei coniugi di una quota di S.r.l. acquistata in costanza di matrimonio e sequestro giudiziario

La partecipazione di uno dei due coniugi in una società a responsabilità limitata, se acquisita in costanza di matrimonio, rientra fra gli acquisti che costituiscono oggetto della comunione legale ai sensi dell’art. 177, co. 1, lett. a), c.c.

La partecipazione sociale va intesa quale posizione contrattuale obiettivata giuridicamente equiparabile ad un bene mobile,

anche sul piano del conflitto fra coloro che ritengono di vantare la titolarità di una medesima quota o parte di essa, ai sensi degli artt. 812, ult. co., e 813 c.c.

É pertanto ammissibile, ai sensi dell’art. 670 c.p.c., il ricorso al rimedio cautelare del sequestro giudiziario, escludendosi dal giudizio ogni valutazione relativa all’interferenza tra la qualità formale di socio e la ricomprensione ex lege dell’intera partecipazione nella comunione patrimoniale o la diversa questione dell’inefficacia degli atti dispositivi della partecipazione compiuti senza il previo consenso formale del coniuge non socio.

É ravvisabile il fumus boni juris nella circostanza, da un lato, dell’integrale sottoscrizione da parte di uno dei coniugi dell’intero capitale sociale in sede di costituzione della S.r.l. e, dall’altro, dell’avviso espresso dal coniuge non intestario formale dell’atto di sottoscrizione di voler esercitare azione ordinaria volta all’accertamento della propria titolarità della quota nella misura del 50%.

Ricorre poi il periculum in mora nella semplice circostanza in cui il socio si rifiuti di intestare formalmente la metà della quota sociale al proprio coniuge, impedendo di fatto a quest’ultimo l’esercizio dei diritti sociali.

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