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2 maggio 2017

Impugnazione della delibera del c.d.a. direttamente lesiva dei diritti del socio

Nel giudizio di impugnazione avente ad oggetto la delibera del c.d.a. ritenuta direttamente lesiva di un diritto del socio ex artt. 2388 e 2377 c.c., è onere del socio-attore allegare i presunti vizi della delibera, mentre incombe in capo alla società-convenuta l’onere di provare  l’esistenza dei presupposti di validità della delibera, potendo a tal fine avvalersi dei soli elementi già espressi nella delibera e non anche di quelli costruiti ex post nelle difese giudiziali (nel caso di specie, a fronte dell’impugnazione della delibera con cui il c.d.a. ha esercitato il proprio potere di riscatto sulle azioni di un socio  inadempiente alle prestazioni accessorie su di sè gravanti, il Tribunale ha affermato che la società convenuta, per dimostrare la validità della decisione, avrebbe dovuto fornire la prova del grave inadempimento posto a fondamento del riscatto mediante gli elementi ricavabili dal testo della delibera consiliare impugnata).

Il potere di riscatto delle azioni esercitato mediante atti e determinazioni degli organi sociali, soprattutto se equivalente all’esclusione del socio per gravi inadempienze, è esercitato validamente ed efficacemente solo se i presupposti del riscatto sono predeterminati nello statuto e conoscibili ex ante; in alternativa, se la clausola statutaria disciplina il potere di riscatto facendo rimando ad atti o determinazioni degli organi sociali, è necessario che lo statuto fissi ex ante  sia i criteri cui tali organi debbano attenersi, sia il procedimento logico ed economico delle determinazioni (nel caso di specie, il Tribunale ha annullato la delibera del consiglio di amministrazione che disponeva il riscatto delle azioni  e la conseguente esclusione dell’azionista con prestazioni accessorie perché la società convenuta non ha fornito la prova della  predeterminazione e conoscibilità dei criteri adottati per la valutazione dell’inadempimento).

L’acquiescenza del socio a fronte della sua esclusione dalla società può manifestarsi per facta concludentia, solo ove i comportamenti da lui tenuti esprimano una inequivocabile volontà di rinunciare alla tutela giurisdizionale.

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