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Andrea Andolina

Editor

Associate Lawyer presso Clifford Chance, Milano.
Collaboro dal 2014 con Giurisprudenza delle Imprese, per cui ho curato la Rassegna di Diritto Industriale realizzata nel 2017.
Ho conseguito il Master (LLM) in Intellectual Property, a.a. 2016/17 (Università di Torino – WIPO – ITC-ILO).

28 novembre 2017

Competenza delle Sezioni di Impresa in una controversia in materia di franchising

Sussiste la competenza delle Sezioni Specializzate di Impresa in una controversia in materia di franchising, quando essa non riguardi solo l’esecuzione del contratto bensì l’esercizio dei diritti relativi alla proprietà industriale, ovvero l’indebito utilizzo di privative registrate. In tal caso, l’illegittimo uso di segni distintivi attrae la competenza sulla domanda di adempimento contrattuale.

24 novembre 2017

Nullità di un modello di utilità per carenza di sufficiente descrizione ed esclusione di profili di concorrenza sleale per mancanza del rapporto di concorrenza

Ai sensi dell’art. 86, comma 1, c.p.i. “le disposizioni della sezione IV sulle invenzioni industriali, oltre che a tali invenzioni spiegano effetto anche nella materia dei modelli di utilità in quanto applicabili”, con la conseguenza che in materia di nullità dei brevetti per modelli di utilità avrà rilevo l’art. 76, comma 1, c.p.i. ai sensi del quale il brevetto è nullo: a) se l’invenzione non è brevettabile ai sensi […]

15 novembre 2017

Concorrenza sleale per violazione di norme pubblicistiche e per appropriazione di pregi in caso di falsa certificazione di qualità

La vendita di prodotti recanti certificazioni di omologazione illegittimi comporta concorrenza sleale per violazione di norme pubblicistiche; è sufficiente ad integrare la predetta fattispecie illecita quando essa, di per se stessa, anche senza un comportamento di mercato, abbia prodotto il vantaggio concorrenziale che non si sarebbe avuto se la norma fosse stata […]

8 novembre 2017

Assegnazione delle controversie alle Sezioni Specializzate di Impresa come mera ripartizione degli affari interni del Tribunale

L’assegnazione delle controversie in materia di proprietà intellettuale ed industriale alle Sezioni Ordinarie del Tribunale presso il quale sono istuite le sezioni specializzate in materia di Impesa non attiene a questione di competenza ma alla mera ripartizione degli affari interni al Tribunale stesso.

3 novembre 2017

Nullità del marchio registrato per notorietà qualificata del marchio di fatto anteriore

Il marchio di fatto HOEPLI, usato per decenni per contraddistinguere la attività ed i prodotti editoriali, con diffusione a livello nazionale, gode di notorietà qualificata, idonea a privare di novità ogni successiva registrazione da parte di terzi ai sensi del combinato degli artt. 12 lett a) e 25 lett. a) c.p.i. [MASSIMA DI SPECIE].

24 ottobre 2016

Requisiti oggettivi e soggettivi dello storno illecito di dipendenti

Il discrimen tra natura fisiologica e lecita dello storno del dipendente e condotta sleale va individuato nell’intensità lesiva del comportamento. Lo storno è illecito ove il concorrente sleale si appropri di risorse umane altrui con […]

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10 novembre 2017

Conflitto d’interessi del socio di s.r.l. e applicazione analogica dell’art. 2368, co. 3, c.c. in materia di assemblea di s.p.a.

Riconosciuta con la riforma del 2003 la piena autonomia dei diversi modelli societari, la possibilità di estensione della disciplina della s.p.a. in materia di s.r.l. va esaminata in concreto attraverso gli ordinari passaggi di (i) preliminare individuazione di un effettivo vuoto normativo e (ii) successiva verifica della sostanziale comunanza dei principi di regolazione della materia in relazione alla disciplina della specifica situazione giuridica oggetto di interesse.

In particolare, una netta diversità emerge con riguardo al funzionamento dell’organo assembleare: da un lato, esso risulta caratterizzato, nella s.p.a., da una disciplina analitica di carattere imperativo che riconosce solo specifiche ipotesi di possibile deroga statutaria; dall’altro lato, nella s.r.l., è disciplinato da disposizioni (artt. 2479 e 2479-bis c.c.) costruite su un generale rinvio alla autonomia statutaria, cui vanno aggiunte limitate disposizioni regolamentari relative a fattispecie specifiche, peraltro generalmente dettate in via meramente surrogatoria rispetto ad un eventuale silenzio dell’atto costitutivo, in ogni caso senza alcuna disposizione di rinvio alla disciplina della spa (salvo quanto previsto dall’art 2479-ter, ult. co., c.c.).

Bisogna pertanto prendere atto di come le precise scelte operate dal legislatore in materia di s.r.l. finiscano inevitabilmente per comprimere fortemente lo spazio di una possibile integrazione analogica della disciplina di settore, spazio che parrebbe ragionevolmente da circoscrivere alla salvaguardia di esigenze di fondo dell’ordinamento ovvero di tutela di terzi (come nel dibattito e prevalente orientamento giurisprudenziale in materia di riconoscimento dell’azione dei creditori ex art 2394 c.c.).

In questa prospettiva, va sottolineato che la materia del conflitto d’interessi del socio investe essenzialmente i rapporti dei soci tra loro e non, al contrario, interessi di terzi o sovraordinati, all’interno di un contesto in cui proprio e soltanto in materia di spa il legislatore ha ritenuto di farsi direttamente carico di esigenze di funzionalità dell’ente (con il corollario della imposizione di un articolato regime di controlli fino alla previsione di cui all’art 2409 c.c.), laddove in materia di s.r.l. prevale piuttosto un insistito richiamo all’autonomia statutaria, dunque ad una precisa responsabilità dei soci di disciplinare in via preventiva le regole del comune impegno imprenditoriale e, nel silenzio dello statuto, al pieno riconoscimento del diritto del socio in (ipotetico) conflitto di interessi di partecipare al voto (con il completo ribaltamento dunque della opposta previsione di cui al previgente art 2373, co. 1, c.c.).

Per tali ragioni, non è applicabile alle delibere di assemblea di s.r.l. l’art. 2368, co. 3, c.c., che per le assemblee di s.p.a. statuisce la computabilità al quorum costitutivo delle azioni (e della quota di capitale) appartenenti al socio astenutosi per conflitto d’interessi e ne nega, al contrario, la computabilità al quorum deliberativo.

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gabriele.scaglia

Notaio con sede in Triuggio (MB) e operante in tutta la Lombardia.
Dottorando presso la Scuola di Dottorato “Impresa, lavoro e Istituzioni” dell’Università Cattolica di Milano (curriculum...(continua)

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