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Art. 2390 c.c.
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23 gennaio 2017

Violazione del divieto di concorrenza ex art. 2390 c.c., gratuità della carica gestoria e determinazione del compenso da parte del giudice

Ai fini della violazione del divieto di concorrenza, ex art. 2390 c.c., è necessario fare riferimento all’attività effettivamente e concretamente svolta dalla società, non rilevando esclusivamente le attività enunciate all’interno dell’atto costitutivo nel contesto dell’oggetto sociale; ciò in quanto gli oggetti statutari possiedono una rilevanza – essenzialmente – indiziaria. Inoltre, il rapporto concorrenziale deve essere concreto, includendo tutti gli aspetti qualificanti delle attività imprenditoriali coinvolte, nonché attuale, ovvero se potenziale deve fondarsi sulla ragionevole e prevedibile circostanza che in futuro l’attività potenzialmente concorrenziale abbia una proiezione evolutiva tale da porla, per l’appunto, in concorrenza con la società. [ LEGGI TUTTO ]

Nullità di lodo arbitrale in tema di divieto di concorrenza e responsabilità di amministratore di s.r.l.

La contraddittorietà delle disposizioni, di cui al n. 11 dell’art. 829 c.p.c., è riferibile al contrasto tra le diverse parti del dispositivo, non invece alla contraddittorietà della motivazione o al contrasto tra la motivazione del lodo e il suo dispositivo. Inoltre, il requisito previsto dall’art. 823, comma 1, n. 5 c.p.c. deve ritenersi rispettato quando sia possibile risalire alla ratio decidendi che sottende il lodo, prescindendo da un controllo sulla congruità della motivazione stessa.

Al fine di valutare la violazione del divieto di cui all’art. 2390 c.c., contestata a un amministratore di s.r.l. [ LEGGI TUTTO ]

23 novembre 2015

Asserito utilizzo illegittimo di software e tutela cautelare.

Ai fini di una pronuncia di inibitoria ai sensi dell’art. 700 c.p.c., deve reputarsi sussistente l’irreparabile danno soltanto quando, [ LEGGI TUTTO ]

23 luglio 2015

Responsabilità dell’amministratore per aver negligentemente incrementato in conflitto di interessi il credito verso un fornitore poi fallito

Deve considerarsi responsabile per violazione dei principi di prudenza e diligenza l’amministratore di una società di capitali per avere consistentemente aumentato il proprio credito verso un fornitore, senza ricevere adeguate garanzie, in un momento [ LEGGI TUTTO ]

14 maggio 2015

Responsabilità dell’amministratore e socio di srl per svolgimento di attività in concorrenza

L’azione di responsabilità ex art. 2476 cod. civ. e la conseguente richiesta risarcitoria promossa contro l’amministratore e socio di s.r.l. per aver violato i doveri di corretta amministrazione, sia ostacolando la corretta distribuzione e commercializzazione del prodotto della società attrice sul mercato, sia organizzando una parallela linea di produzione e contraffazione di detto prodotto, deve essere rigettata qualora [ LEGGI TUTTO ]

Richiesta di inibitoria di attività in concorrenza sleale e richiesta di autorizzazione del sequestro conservativo

Sul piano della concorrenza sleale assume spiccata importanza la denominazione sociale utilizzata da un soggetto imprenditore, poiché è sulla base di questa che deve essere valutata la capacità di tale soggetto di contraddistinguersi sul mercato, rimanendo [ LEGGI TUTTO ]

10 novembre 2014

Concorrenza sleale dell’amministratore cessato e attività professionale

A mente dell’art. 2598 c.c., la fattispecie della concorrenza sleale presuppone l’esistenza di un rapporto di concorrenza tra imprese e, pertanto, la qualità di imprenditori nei soggetti attivo e passivo della relazione; sicché [ LEGGI TUTTO ]

31 marzo 2014

Revoca dell’amministratore di S.r.l.

La violazione del divieto di concorrenza ex art. 2390 c.c. e la violazione del dovere di fedeltà degli amministratori costituiscono condotte di gravità tale da giustificare la revoca dell’amministratore.

23 gennaio 2014

Responsabilità degli amministratori di s.r.l. e solidarietà

Può ritenersi sussistente la responsabilità di un amministratore di società a responsabilità limitata, ai sensi dell’art. 2476, co. 1°, cod. civ., quando dalla condotta commissiva od omissiva a lui imputata sia derivato, in via immediata e diretta, un concreto danno al patrimonio della società.

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